Exhibitions / Àprile Festival - CASA MUSEO ZONA ROSATO + L'AGNELLERIA

10 Apr 2026 - 12 Apr 2026

Opening time 18:30 - 22:00

Closing time 15:00 - 21:00

L'Agnelleria
via Exilles 84/f - Torino Italy

exhibition poster

All’interno di Àprile Festival delle Case per l’Arte, presso la Casa Museo Zona Rosato + Agnelleria, il duo artistico torinese fannidada presenta la performance “Disegnare un albero”.

“Disegnare un albero” nasce come un’azione poetica e riflessiva che, attraverso un gesto semplice e condiviso, mette in discussione il modo in cui l’essere umano guarda – e soprattutto non guarda – il mondo vegetale. L’azione prende ispirazione da una storica proposta di Bruno Munari, realizzata a Mantova negli anni Settanta, e ne riattualizza l’intuizione in chiave contemporanea, trasformandola in un’esperienza partecipativa e tecnologicamente mediata. In questo passaggio si inserisce la ricerca dei fannidada, orientata da anni verso processi di trasformazione dell’immagine e forme aperte, in cui analogico e digitale si intrecciano generando visioni instabili e in continua evoluzione. Al centro del loro lavoro si collocano le Analogiche Metamorfosi, un percorso avviato nel 2009 per ristabilire un contatto fisico con le immagini digitali: il segnale video diventa materia plasmabile dalle mani, trasformandosi in tempo reale senza mediazioni superflue. L’immagine smette così di essere statica e si comporta come un organismo visivo vivo. La performance mette in discussione l’antropocentrismo: quella visione dominante che, per secoli, ha posto l’umano come misura e fine di tutte le cose, relegando il resto del vivente a sfondo, risorsa o decorazione. Disegnare un albero si oppone a questa rimozione percettiva – oggi definita plant blindness – che impedisce di riconoscere le piante come soggetti complessi, attivi e fondamentali per la vita sulla Terra. In dialogo con il pensiero di Stefano Mancuso, e in particolare con La nazione delle piante, l’iniziativa assume il mondo vegetale non più come semplice oggetto di rappresentazione, ma come modello politico e biologico alternativo. Le piante, con la loro cooperazione diffusa, capacità di adattamento e intelligenza distribuita, suggeriscono nuove modalità di organizzazione e convivenza. In questa prospettiva, l’albero non è più immagine, ma paradigma. L’intervento diventa così un esercizio di ri-educazione dello sguardo. Disegnare un albero non significa riprodurne la forma, ma entrare in relazione con esso, decostruirne l’idea stereotipata e ricostruirla attraverso un processo aperto, collettivo e trasformativo. Un approccio affine alla pratica dei fannidada, che concepiscono l’immagine come materia viva, attraversata da mutazioni e slittamenti più che come rappresentazione stabile. Per l’evento ospitato alla Casa Museo Zona Rosato, l’installazione mette in relazione spazio interno ed esterno, analogico e digitale, gesto individuale e visione collettiva. All’interno della casa, sei videoproiettori diffondono immagini in continua trasformazione, generate in tempo reale attraverso una postazione interattiva. Il sistema, composto da un computer e da una serie di piastre di rame, permette la manipolazione live del flusso visivo secondo la logica delle Analogiche Metamorfosi. Le immagini risultano instabili, organiche, attraversate da interferenze e mutazioni che ne evidenziano la natura processuale. All’esterno – sul balcone o nel cortile – una videocamera, collegata direttamente al sistema interno, inquadra un tavolo di lavoro aperto al pubblico. Qui i partecipanti sono invitati a costruire i propri “disegni di alberi” utilizzando carta, matite, colori e strisce ritagliate secondo gli schemi suggeriti da Munari, oppure materiali eterogenei come corde, fili di ferro o piccoli rami. Il disegno può così espandersi oltre il foglio, diventando composizione, assemblaggio, gesto tridimensionale. Le immagini prodotte sul tavolo vengono immediatamente acquisite, elaborate e restituite all’interno dello spazio espositivo, generando un circuito continuo tra azione e visione, tra partecipazione e trasformazione. In questo flusso, ogni contributo individuale si dissolve e si riorganizza in una dimensione collettiva, dando forma a un ecosistema visivo in cui l’opera coincide con il processo. Disegnare un albero apre così uno spazio di attenzione condivisa, in cui il gesto del disegnare diventa occasione per sperimentare nuove modalità di relazione con ciò che cresce e vive attorno a noi.

a cura di Enrica Benedetto

Artists

fannidada Artistic duo