HIRPOS Progetto espositivo
Özlem Oğuzhan
year: 2026
series: HIRPOS
medium type: video
size px: w1280 h720
authenticity certificate: yes
duration: 00:00:00
price: €: ------
Singing for La Loba in Between 55 Bones of a Wolf traccia una linea immaginaria che attraversa quasi trentamila anni, mettendo in relazione resti, numero, voce, ripetizione e corpo femminile in un unico gesto rituale. Il video prende avvio dalla figura di La Loba, narrata da Clarissa Pinkola Estés in Donne che corrono coi lupi: un'anziana donna che vaga nel deserto raccogliendo ossa di lupo. Una volta ricomposto lo scheletro, comincia a cantare sopra di esso. Mentre il canto prosegue, la carne ricopre le ossa, il lupo torna alla vita e si allontana correndo, per trasformarsi infine in una donna. Il canto di La Loba diventa così un atto capace di richiamare ciò che è andato perduto, ricomporre ciò che è stato disperso e restituire movimento a ciò che era inanimato. Il video trasforma questi strati archeologici e mitologici in un rituale contemporaneo. Con pennelli che evocano ossa di lupo vengono tracciati 55 segni, organizzati in undici gruppi di cinque; ognuno è insieme numero e osso, registrazione e invocazione. Alcuni gruppi riappaiono nel corso del video: non si aggiungono nuovi segni, si riprendono quelli già tracciati. La ripetizione non è moltiplicazione, ma ritorno — alle stesse ossa, alle stesse tracce, alla stessa memoria. L'azione è accompagnata da tre voci — tutte dell'artista stessa, sovrapposte a comporre un unico coro con sé medesima — intonate come un mormorio che perde progressivamente i confini della voce singola fino a farsi suono collettivo, un ululato. La trasformazione narrata da Estés si legge così in entrambe le direzioni, e nel corpo di Oğuzhan si compie letteralmente: mentre la sua voce canta per riportare il lupo alla vita, quella stessa voce, moltiplicata su di sé, comincia lentamente a farsi lupo. Tra 55 ossa, 55 segni, undici sequenze e tre voci — un'unica voce triplicata — l'opera converte il conteggio in memoria, la linea in osso, la ripetizione in rituale, il canto in atto di rianimazione. In questo senso l'archeologia, qui, smette di essere soltanto lo studio di ciò che resta: attraverso l'osso, il segno, il corpo e il canto, il passato viene nuovamente evocato — come fa La Loba, che raccoglie i frammenti, li ricompone e, ancora una volta, canta sopra di essi. Chiude così il percorso di HIRPOS un'opera che riporta il lupo alla sua funzione più antica: non figura da spiegare, ma voce — una sola voce, sdoppiata su se stessa — da riascoltare.
